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CAMPANIA EDITORIALI
Fuori i nomi Stampa

di Franco Genzale
Mercoledì 17 e per giunta di marzo, il mese più incerto nell’iconografia meteorologica: la data del primo (e forse ultimo) confronto diretto tra i due maggiori candidati a Governatore della Campania solleciterà qualche scongiuro tra le tifoserie dell’uno e dell’altro schieramento, ma finalmente c’è. Va detto anche ch’è stata necessaria la mediazione, nondimeno, dell’Ordine campano dei Giornalisti per convincere i due avversari a sottoporsi contemporaneamente alle domande dei cronisti; ma si tratta di un dettaglio, che del resto esalta il ruolo istituzionale della categoria, e ciò non può che farci piacere. Dopo il preambolo, andiamo al sodo. In questo tempo decorso di campagna elettorale, Stefano Caldoro e Vincenzo De Luca hanno già abbondantemente risposto alla quasi totalità degli interrogativi che saranno riproposti mercoledì 17 marzo nella struttura di Città della Scienza a Napoli. I due candidati hanno già illustrato i loro modelli di Regione. De Luca ha privilegiato la denuncia dell’esistente, anche con qualche ingenerosità di troppo nei confronti del Governo di centrosinistra di Bassolino, e si è soprattutto impegnato – riuscendoci –a trasmettere di sé l’immagine dell’uomo forte e decisionista, lo “sceriffo” nel Far West della Campania. Il sindaco di Salerno si è mosso con grande abilità sul campo minato di dieci anni di Governo della sua stessa parte politica, sforzandosi di apparire “eretico”, ma ben calibrando il tenore dell’eresia per non perdere consensi in quella parte consistente di elettorato politicamente alimentato proprio da Bassolino e dal Governo regionale di centrosinistra. Caldoro ha preferito mantenere un profilo completamente diverso. Non si è proposto come l’uomo della Provvidenza, ha privilegiato l’analisi della complessa realtà campana nel contesto del Mezzogiorno e del Paese, ha molto ragionato di programmi, ha individuato nel cambiamento la terapia indispensabile: cambiare mentalità e cultura di governo (più programmazione e più trasparenza), cambiare la strutturazione del potere regionale (meno gestione, delega piena agli enti locali), cambiare il rapporto tra cittadini e istituzioni (maggiore consapevolezza dei diritti ma anche coscienza rigorosa dei doveri). Insomma, tutto o quasi tutto è chiaro nei profili politici e personali dei due candidati. C’è una domanda, forse non fatta a voce sufficientemente alta, alla quale De Luca e Caldoro non hanno, però, ancora risposto. E’ la domanda sulla composizione delle loro squadre di governo in caso di vittoria: nomi degli assessori e motivazioni delle scelte. Si tratta di un aspetto di primaria importanza, il quid che serve per completare i profili politici dei due candidati e per meglio capirne le possibilità, le volontà e le capacità di rendere l’azione di governo coerente con le intenzioni dichiarate in campagna elettorale. Per di più, l’impegno preventivo e pubblico sui nomi delle squadre aiuterebbe i due candidati a sottrarsi alle pressioni indebite della malapolitica dei partiti di riferimento, e darebbe un ulteriore elemento di valutazione della qualità e dell’affidabilità della proposta, aspetto tutt’altro che marginale in una tornata elettorale altamente esposta al rischio dell’astensionismo e del voto in bianco, oltre che alla già sperimentata certezza della confusione. Fuori i nomi ora e subito, dunque, senza rinviare alle sorprese di Pasqua.

 
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