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CAMPANIA Editoriali
Il caso Campania: un presidente al bivio Stampa

di Franco Genzale
Più si legge nelle carte delle intercettazioni, più  risposte danno a magistrati e giornalisti le persone direttamente e indirettamente coinvolte, tanto più sa di fogna questa storia del complotto anti -Caldoro ordito da iscritti, simpatizzanti e presunti beneficiari della loggia P3. Sa di fogna e non di barzelletta, come invece qualcuno vorrebbe far credere quando parla di Carboni, Martino, Lombardi e compagnia cantando come di “quattro pensionati sfigati”. E’ chiaro il tentativo di sdrammatizzare per attutire gli effetti politici dello scandalo. Ma non ci si può sottrarre al rischio di conseguenze ancora più gravi, a danno del Pdl e soprattutto della istituzione Regione, in mancanza di un chiarimento immediato, completo e definitivo di tutti gli aspetti della vicenda. Senza questo passaggio preventivo, tutto sarebbe compromesso in misura ed in maniera difficilmente recuperabili: la credibilità del Pdl in Campania, l’immagine del presidente Caldoro e, prima ancora, la sola cosa che veramente interessa ai cittadini: il livello di efficacia e di efficienza del governo regionale, la sua capacità di orientare i processi di sviluppo, la verifica della sua effettiva forza di trascinamento della Campania fuori dallo stagno. Nessuno aveva seriamente pensato che la coalizione di centrodestra che ha stravinto le elezioni avrebbe portato la Campania in paradiso, ma la speranza del purgatorio è stata accarezzata e tanto più: in assenza della purificazione che può venire solo dalla verità, sia il Pdl che il presidente Caldoro sono destinati ad arrostire a fuoco lento nelle fiamme dell’inferno. Perché l’alternativa non c’è: i meccanismi sono stati innescati – conta poco da chi – e non si possono fermare arrampicandosi sugli specchi delle giustificazioni patetiche, come sta facendo, ad esempio, l’ex assessore Ernesto Sica. In questo modo il problema si rinvia ma non si risolve; e più tempo passa più aumenta il potenziale della bomba autodistruttiva - per il partito, per la coalizione e per il governo regionale - costruita in casa Pdl. L’aspetto paradossale di questa storia a tratti kafkiana, del resto, è che l’uomo Caldoro, da vittima qual è degli intrighi sporchi del Pdl, rischia di trasformarsi in boia del Governatore Caldoro: se non riesce a liberarsi oggi delle zavorre e delle trappole disseminate dai suoi nemici interni, in Campania e a Roma, molto difficilmente potrà superare la prova dei problemi politici e di gestione che già oggi sono tanti e gravissimi e che si amplificheranno in autunno. In questa fase Caldoro sta giocando la sua partita umana e politica con grande dignità e con una calma allo stato indecifrabile. La sottolineatura di avere le mani libere dentro il governo della Regione ha un significato strategico decisamente rilevante, quasi una sfida per arrivare subito alla resa dei conti. Se è così, la prima verifica locale arriverà già martedì, giorno in cui la giunta nominerà i nuovi commissari delle Asl e degli Ept. Il Governatore ha annunciato una selezione ispirata soltanto al criterio della competenza, nessun cedimento ad interferenze improprie. Si vedrà. Ed ancora in queste settimane, con altre impegnative scelte di indirizzi e di gestione, si potrà capire se effettivamente ed a quale livello di qualità programmatica e governativa Caldoro intende spingere il confronto politico all’interno della maggioranza che lo sostiene. L’altro tavolo di verifica riguarda i rapporti con il Governo nazionale. Nell’elenco delle priorità ci sono innanzitutto il piano sanitario ed i fondi Fas. La Regione ha bisogno di soldi: tanti e subito, e poco importa se la Lega Nord li maledice. Dalle risposte concrete che riuscirà ad avere da Roma si comprenderà anche il grado di sostegno da parte di Berlusconi e di Tremonti del quale Caldoro può disporre. E’ una partita difficile da vincere. Molto più della partita delle elezioni regionali di marzo. A differenza di quelle elezioni, dove furono il Pdl e gli alleati far vincere Caldoro, però, adesso è Caldoro e soltanto lui l’arbitro del proprio destino politico e del destino del Pdl: o riesce ad imporre il governo regionale del “buon fare”, aiutando così anche il Pdl a recuperare immagine e credibilità seriamente compromessi, oppure farà rimpiangere Bassolino ed il centrosinistra già nei brindisi del prossimo Capodanno.

 
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