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CAMPANIA EDITORIALI Editoriali Lo Sceriffo e il Pensatore

Lo Sceriffo e il Pensatore

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di Franco Genzale
Elezioni regionali, alleanze e candidature alla presidenza della Campania: niente è deciso, tutto è deciso. Non lasciatevi ingannare dai botti che arrivano a raffiche un giorno dal centrodestra e il giorno successivo dal centrosinistra: sono spari a salve, secondo la migliore tradizione della politica italiana. Alla fine – cioè entro metà settimana – registreremo che l’accordo programmatico tra Pdl e Udc è cosa fatta, e che nel centrosinistra non ci saranno seconde e terze candidature a governatore: il candidato è Vincenzo De Luca, e la coalizione va dal Pd a tutte le forze della sinistra passando per l’Italia dei Valori. Entro metà settimana sapremo anche che Bassolino sosterrà lealmente il suo nemico di sempre, cioè Vincenzo De Luca, e l’attuale Governatore ne spiegherà le ragioni con la sua consueta, lucida e brutale franchezza: ritenevo e continuo a ritenere che sia una scelta sbagliata, ma poiché intorno a lui si è aggregata tutta la coalizione di centrosinistra, sarò in campo a dare il mio contributo. Anche qui, statene certi e non si faccia illusioni Caldoro: Bassolino è politico di razza, avrebbe mille ragioni per aprire il fuoco amico su De Luca ma non lo farà. A lui interessa che vinca il centrosinistra e che vinca il Pd, non se lo toglie lo sfizio con De Luca sapendo di fare un piacere al centrodestra, non è uno che si taglia gli attributi per far dispetto alla moglie infedele. La sfida, dunque, è tra Stefano Caldoro e Vincenzo De Luca. E’ una sfida già cominciata, e che dai primi segnali già lascia indovinare che si tratterà di un confronto-scontro al calor bianco. In questa fase di candidatura ancora “parziale”, De Luca ha già dato un assaggio del menù decisamente piccante che servirà all’elettorato della Campania. Ha detto chiaro e tondo che lui è “il candidato dei cittadini”, che “le nostre famiglie sono più importanti dei partiti e delle alleanze”, che “anche le pietre sanno” che lui rappresenta “la discontinuità” e che dietro di lui non ci sono “né padrini, né padroni, né camorristi”. Il sindaco di Salerno, insomma, ha avviato la sua corsa a testa bassa, secondo uno stile - tra il decisionismo e una buona dose di populismo – ben collaudato e che finora gli ha dato risultati e popolarità. De Luca deve essersi convinto che i cittadini della Campania percepiscono il loro territorio istituzionale, politico e sociale come un far west, ed ha deciso di vestire i suoi proverbiali panni di “sceriffo” per giocarsi tutte le chance d’una battaglia elettorale che almeno sulla carta lo danno perdente. Sull’altra sponda, Stefano Caldoro ha scelto una cornice iconografica in tutto e per tutto diversa, si direbbe opposta a quella di De Luca: toni ragionati, in linea con la “moderazione riformista” di un profilo politico e culturale forgiato nella buona scuola socialista; la collegialità delle decisioni come principio democratico irrinunciabile e antidoto ai guasti della personalizzazione della politica; la capacità impietosa di sferzare l’avversario con le sue stesse armi demagogiche (“… De Luca è la discontinuità? La verità è che De Luca e Bassolino sono la stessa cosa”). Ai panni di sceriffo del sindaco di Salerno, Caldoro contrappone l’eleganza severa del pensatore inglese, convinto com’è che la Campania non è il far west ma un territorio sul quale bisogna risistemare al posto giusto paletti e semafori: con rigore, ma senza pistole. Siamo solo all’inizio del cammino elettorale, ma la strada – vedrete - sarà questa.

 


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