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CAMPANIA Caserta Sport Basket A. La Juve ha bisogno di nuove soluzioni in attacco

Basket A. La Juve ha bisogno di nuove soluzioni in attacco

(17 marzo). Due sconfitte su tre gare. E’ il ruolino di marcia della Juve negli ultimi tempi in casa. A parte la vittoria contro i baby di Napoli, i bianconeri hanno dovuto incassare due stop: contro Montegranaro e Teramo. Tante sono state le analisi dell’ambiente per spiegare questi ko interni. Francamente non ci troviamo d’accordo con chi sostiene che si stia verificando un calo fisico. On the road infatti la Pepsi, nel recente passato, ha vinto a Milano e a Pesaro, campi molto difficili da espugnare. E obiettivamente non siamo del parere che questo trend a Pezza delle Noci possa rappresentare un campanello d’allarme.

Perché Caserta non è stata costruita per il vertice della classifica e quindi, nonostante Teramo si trovasse a –12 nel computo generale, ci poteva stare un andamento ‘tortuoso’, considerando anche l’equilibrio che regna dal secondo al quindicesimo posto. Equilibrio confermato, ad esempio, dal successo esterno di Cremona a Treviso, tanto per non andare troppo indietro nel tempo. E allora come mai Caserta ha accusato queste battute a vuoto in casa? Una verità è certamente quella dichiarata nel post partita di domenica da coach Sacripanti. La Juve non è riuscita quasi mai, in questo scorcio, a lavorare a ranghi completi. Gli acciacchi di Di Bella e Michelori, uniti alla condizione non eccellente di Bowers, hanno certamente inciso sulla qualità delle sedute. Di conseguenza, se gli allenamenti non sono ottimi poi in partita diventa difficile poter rendere al massimo. Ma quante squadre in Lega A ogni settimana devono convivere con queste difficoltà e poi la domenica vincono lo stesso? E Caserta, peraltro, non è un’eccezione visto che a Pesaro ha dominato, a tratti, una Scavolini che stava risalendo la graduatoria dopo un girone di andata da incubo. Per cui il discorso forse va ampliato tenendo conto anche che Michelori contro Teramo è stato tra i migliori sul parquet. Allora un’altra delle teorie che potrebbe trovare riscontro nella realtà è legata all’aspetto tattico. Ad Avellino, contro la Sutor e nel passato week-end Caserta ha segnato pochino rispetto agli standard e tirato con percentuali insufficienti. In più, in tutte e tre le occasioni i bianconeri, se non andiamo errati, non hanno mai dato l’impressione di poter vincere il confronto. Si arriva così ad una conclusione: quando la Pepsi non riesce a dettare i propri ritmi va in affanno. Abitualmente i ritmi li gestisce il play. E sia in Irpinia che contro il team di Capobianco a Di Bella sono stati chiusi tutti i varchi. Il capitano non è entrato in partita e il quintetto ne ha risentito. Ma attenzione: con questo nessuno vuole accusare Di Bella, per carità. Piuttosto va fatto un plauso agli staff tecnici avversari che, forse, hanno individuato uno dei punti deboli della truppa bianconera. Il play titolare infatti è il giocatore forse più importante della squadra e bloccato lui è inutile negarlo: l’attacco si inceppa, soprattutto se Jones viene francobollato dal diretto avversario. Dunque, in vista del futuro è necessario trovare delle alternative offensive altrimenti si rischia di scivolare in graduatoria. Però va detto (e torniamo al discorso iniziale) che la Juve non è nata per l’èlite dello spaghetti circuit e quindi è ovvio che qualche carenza prima o poi doveva venire fuori. Gianluca Pota

 

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